Non si puo' certo dire che la sofisticazione sia un'abitudine per quanto riguarda la cucina del Poitou. Quest'ultima, robusta e generosa, è strutturata da un'antica tradizione e da prodotti nostrani : burro (denominazione controllata), olio di noci, formaggi di capra, cavoli, fagioli bianchi (« mojhettes »), lumache (lumas), carne di agnello e di capretto, pesci di acqua dolce, gamberi di fiume, anguille... Piatti cotti lungamente, e che rispecchiano una sana semplicità, sono a all'onore in questa cucina sempre di attualità.
Pietanza di ieri e di oggi, il famoso "farci (farcito) poitevin" é degno di essere assaggiato da chiunque visiti la regione ! Ne esistono svariate ricette, ma questa "pasticcio di verdure" comprende solitamente soprattutto cavolo, ma anche acetosa, coste o spinaci, a volte anche lattuga ; e poi pancetta, mollica di pane o farina' Dopo la cottura, si degusta affettato, freddo o tiepido.
Altra "star" é il chabichou, uno dei più caratteristici formaggi di capra di un territorio ricco di fauna caprina. La leggenda circa la sua origine non manca di riferimenti storici ! Si narra che dopo la sconfitta dell'esercito arabo contro le truppe di Carlo Martello, nel 732, alcuni guerrieri stranieri si sarebbero stabiliti nel regione del Poitou. Allevando capre, ne avrebbero ricavato un formaggio chiamato chabi - etimologicamente prossimo alla parola araba chabli o chebli che significa appunto capra. Tuttora ben presente sulle tavole del Poitou, il chabichou, a forma di tappo da botte, si apprezza sia fresco che stagionato.
I sapori dolci non mancano alla fine di un pasto nel Poitou. Se scegliete un broyé secco, abbiate cura di non tagliare questa galletta al burro con l'aiuto del coltello. Posatela sulla tavola e rompetela in modo tradizionale, con un pugno deciso in pieno centro. I pezzi saranno certo migliori !
La grimolée richiede più delicatezza : mele tagliate fini in una pasta da "crêpes", il tutto cotto al forno. Era costume, un tempo, di versare l'impasto all'interno di un foglio di cavolo ; questa goloso espediente era di solito riservato al giorno della cottura del pane, approfittando tra l'altro, del calore residuo del forno a legna.